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La cucina degli ufficiali – Culina Centurionis

Anche in un campo di legionari, gli alti ufficiali vivevano in comode abitazioni private. Una di queste è conservata a Vindonissa. La cucina e i resti di cibo ci rivelano che anche nella provincia più sperduta la tavola era all’altezza del rango dei commensali.

Sulla via principale che procedeva da est a ovest (via principalis) si affacciava la residenza di un ufficiale di alto rango con i suoi 1100 m2. Nel periodo preromano in questo punto si trovava il massiccio fossato di una fortificazione celtica. I romani distrussero le mura celtiche e riempirono il fossato per potervi erigere un campo. Nel corso dei secoli gli strati di materiale riversati nel fossato celtico si sono abbassati facendo sprofondare anche gli strati archeologici soprastanti.

Seguendo il percorso dei legionari i visitatori scendono sottoterra e si imbattono nei resti ancora ben conservati dell’antica residenza. Davvero sorprendente è la cucina "sprofondata" della casa, organizzata secondo il costume mediterraneo e provvista di un grande focolare. Dai resti delle pietanze e dei cibi, ben conservati e oggetto di studi bioarcheologici, si intuisce facilmente quanto fossero delicati i piatti preparati dai cuochi per l’ufficiale e i suoi ospiti: maialino, uccelli, selvaggina, sgombro del Mediterraneo e ostriche erano particolarmente apprezzati e testimoniano la presenza di raffinate abitudini culinarie mediterranee nel cuore della provincia elvetica.

I romani amavano particolarmente i banchetti, seguiti da abbondanti bevute. Si svolgevano nelle abitazioni private e servivano tra le altre cose per fare colpo sugli ospiti con pietanze elaborate e costose. Anche i soldati semplici, oltre agli alti ufficiali, avevano bisogno di mantenere alto il morale. Per questo esistevano appositi locali di intrattenimento come le taverne (taberna), una delle quali si trovava proprio vicino alla residenza dell’ufficiale. È qui che gli ospiti che pernottano presso l’accampamento romano sono invitati a sorseggiare il “bicchiere della staffa”.

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